Assemblea sui problemi della discarica Arvedi

Gli abitanti di Crotta d’Adda la chiamano “il mostro”: è la discarica di inerti dell’acciaieria Arvedi, una montagna di polvere grigia, residuo del trattamento dei resti delle colate, alta in tutto 52 metri e mezzo, per un totale che arriverà a un milione e 700mila metri cubi, riempita fino a circa un terzo, più di 500mila metri cubi nel 2017, con il quarto degli otto lotti ora in lavorazione.

Per ogni metro cubo, il Comune riceve 75 centesimi di euro, in tutto un milione e 275mila euro, secondo la convenzione non obbligatoria stipulata dall’amministrazione e dal gruppo Arvedi, che inoltre versa volontariamente ogni anno un contributo per lo svolgimento di opere pubbliche, mentre come stabilito dalla Provincia dovrà costruire una rotatoria fra la Codognese e la provinciale per Soresina, data come compensazione ambientale anche se riguarda la viabilità.

Ieri sera nella sala polivalente di via Maris, davanti alla manager della gestione rifiuti del gruppo Arvedi Alessandra Barocci e agli esponenti della commissione comunale dedicata alla discarica, al sindaco Renato Gerevini e al tecnico Valerio Gamba, gli abitanti hanno potuto chiedere spiegazioni, sia sugli eventuali effetti inquinanti che sul problema paesaggistico.

Alessandra Barocci ha respinto ogni preoccupazione riguardante le qualità fisiche e chimiche dei rifiuti, inerti, che rispetto all’ambiente circostante non presentano alcuna reazione né modifica nel tempo, e non sono né tossici né pericolosi.

Gli abitanti hanno segnalato che alcuni camion viaggiano diffondendo polvere, e hanno parlato di folate di vento che trasportano polveri verso le case. La manager ha promesso che di fronte a foto o filmati che documentino comportamenti irregolari degli autisti non farà altro che licenziare, aggiungendo che le polveri arrivano a causa del traffico e di tanti altri fattori. La stessa Barocci ha ammesso che il progetto in esecuzione poteva essere migliore: le istituzioni l’hanno però accettato com’era, mentre i cittadini chiedono almeno di circondare l’ammasso color sabbia di alberi. Rimedio che ora non è più possibile.

Fra alcuni anni, però, grazie a uno studio del Politecnico di Milano, dovrebbe essere possibile recuperare gran parte degli inerti dell’acciaieria, invece di smaltirli interamente in una discarica.

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